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La cooperazione territoriale

Strumenti per la messa in rete di territori, persone e imprese

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In un’Europa giunta a 28 Stati membri, la necessità di favorire la cooperazione tra territori europei – risultando evidentemente una priorità – ha portato le istituzioni comunitarie, gli stati membri e loro aggregazioni macroregionali a farne un obiettivo della politica di coesione.
Centrale nell’attuazione di questo obiettivo, fin dalla programmazione 1991-1993, è stata l’iniziativa comunitaria Interreg, una delle poche iniziative rimaste (insieme all’iniziativa comunitaria Leader) della prima generazione di strumenti sperimentali per sostenere politiche di sviluppo territoriali.

Ma in cosa consiste la “cooperazione”? Tra chi si esplica, come e per raggiungere quali obiettivi? Giunte ad oltre 25 anni di sperimentazione, le politiche per favorire la cooperazione territoriale in Europa mantengono tutta la loro forza ed interesse anche nell’attuale periodo di programmazione 2014-20, ma al contempo – in un contesto sociopolitico che porta diversi stati membri ed importanti componenti dell’opinione pubblica a riflettere sul tema del confine, del rapporto comunitario-extracomunitario e della convenienza dello “stare in Europa” e che dal 2016 ha portato ad una prima inversione nel processo di allargamento ed integrazione dell’Unione (a seguito dell’esito del cd “Brexit”) – necessitano ancora di una seria interpretazione e di un rilancio del loro stesso significato.

La cooperazione nasce innanzitutto per l’esigenza di favorire scambi di esperienze tra attori nazionali, regionali e locali dei diversi Stati membri e per portare gli attori di volta in volta determinanti nelle varie politiche settoriali, ad adottare iniziative congiunte su problemi condivisi.

In un contesto internazionale sempre più globalizzato ed interdipendente, le soluzioni comuni a problemi condivisi, travalicano infatti i confini amministrativi nazionali o regionali e richiedono approcci su scale di volta in volta adeguate alla politica di riferimento, talora includendo territori costituiti da più regioni, in altri casi ambiti macroregionali internazionali, in altri ancora estesi a tutto il contesto europeo ed oltre.

Per favorire la cooperazione territoriale europea (CTE) è stato quindi previsto uno specifico Regolamento (il Reg. n. 1299/2013), distinto da quello degli altri fondi strutturali (FEASR, FERS, FSE e FEAMP), tenuto conto del contesto plurinazionale dei diversi programmi, che individua in particolare tre tipologie di cooperazione: la cooperazione transfrontaliera, la cooperazione transnazionale e la cooperazione interregionale.

La Cooperazione transfrontaliera finanzia progetti fra regioni limitrofe per promuovere lo sviluppo regionale integrato fra regioni confinanti aventi frontiere marittime e/o terrestri in due o più Stati membri o fra regioni confinanti in almeno

uno Stato membro e un Paese terzo sui confini esterni dell'Unione. Riguarda in sintesi le regioni e le amministrazioni locali sui due lati di un confine, sostenendo ad esempio progetti italo-sloveni, italo-croati o italo-austriaci; la cooperazione transnazionale riguarda invece territori transnazionali più estesi, come i Paesi dell'UE e le regioni mediterranee, adriatico-ioniche, dell’europa centrale e alpine, che coinvolge partner nazionali, regionali e locali e comprende anche la cooperazione marittima transfrontaliera; infine la cooperazione interregionale promuove la condivisione delle migliori pratiche in materia di innovazione, efficienza energetica, sviluppo urbano e altri settori tra le regioni dei 28 Stati Membri (con i Programmi Urbact, Espon, Interact e Interreg Europe).

In particolare in Europa nel periodo 2014/20 saranno complessivamente 60 i programmi di cooperazione transfrontaliera, 15 quelli di cooperazione transnazionale e 4 quelli di cooperazione interregionale.

In questo contesto la Venezia Orientale, nel Veneto e a livello nazionale ed internazionale, ha saputo ritagliarsi un ruolo di primo piano, con particolare riferimento ai programmi transfontalieri marittimi e allo specifico ambito territoriale del nordest italiano, frontiera che ha visto dapprima nel 1° maggio 2004 l’ingresso della Slovenia e dal 1° luglio 2013 quello della Croazia, oltre ad essere stato sensibile storicamente, culturalmente ed economicamente all’importante allargamento verso l’est Europeo avvenuto tra il 2004 (Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria) e il 2007 (Bulgaria). Si tratta di un’area che ha sempre saputo confrontarsi con il concetto di “confine”, marittimo o fluviale, di vicinanza con una regione a statuto speciale, aperto al turismo internazionale e abituato a relazionarsi commercialmente e culturalmente con l’Istria e la Dalmazia e più in generale con l’area mitteleuropea ambito dell’ex Comunità di lavoro Alpe Adria.

Di particolare importanza è stato il coinvolgimento dell’area della Venezia Orientale in progetti di cooperazione transfrontaliera interreg sul confine italo-sloveno, grazie anche all’azione di supporto condotta da VeGAL che ha portato sul territorio 3 progetti di cooperazione nel periodo 1994-1999, 15 progetti nel 2000-2006 e 5 nel 2007-2013.

Con tali progettualità si è intervenuti in diversi ambiti di cooperazione: dalla cooperazione legata ad eventi culturali, a quella legata alla promozione e al marketing turistico, dalla collaborazione nell’approccio a politiche di tutela e valorizzazione ambientale alla valorizzazione dei prodotti agroalimentari, dalla creazione di itinerari alla sperimentazione di soluzioni innovative nella formazione, nella comunicazione e nella governance.

Dopo alcune prime sperimentazioni nel periodo 1994-99 (nel campo culturale) è stato il periodo 2000-2006 a registrare la massima apertura internazionale: in questa fase sono state realizzate la guida “Terra di Venezia”, l’iniziativa cinematografica “Ciak girando”, è stata sostenuta la prima edizione di “Terre dei dogi in festa” a Portogruaro, promossi gli eventi “Scogliera viva” e “Teatro di strada” a Caorle e il “treno della memoria” tra San Donà di Piave e Caporetto, sviluppato il modello del Parco alimentare, condotto con il progetto “Acque antiche” il primo studio sistematico sulla Litoranea Veneta, sono state analizzate e valorizzate le produzioni primarie e alieutiche, svolte indagini su manufatti militari e di pregio sul litorale del Cavallino e creato l’itinerario Lagune intorno alla Laguna nord di Venezia, oltre a molte altre iniziative, eventi, pubblicazioni, studi, condotti in partnership con Università, Enti locali, Regioni, associazioni, enti e istituzioni di riferimento per l’area transfrontaliera.

Particolarmente significative le ricadute dei progetti di cooperazione italo-slovena anche nel periodo 2007/13, ottenute grazie ai progetti Interbike, SIGMA2, Slow Tourism, SIIT e StudyCircles. In particolare con il progetto Interbike si è sperimentata l’importanza di combinare interventi strutturali (anche con fondi diversi; LEADER, FEASR, FERS ed FSC), con politiche di marketing e di creazione di reti di operatori e stakeholder; con il progetto SIGMA2 sono state confrontate politiche per la tutela ambientale, realizzando giardini mediterranei per la tutela di specie marine e costiere e campi di conservazione per preservare il germoplasma di prodotti tipici alimentari; con Slow Tourism sono state sondate le migliori prassi per favorire la diffusione di una filosofia “slow” nel turismo, favorendo la nascita di reti stabili di operatori slow, oltre che lo sviluppo di pratiche alternative alle forme più consolidate e mature di turismo nell’area programma; con il progetto SIIT sono stati studiati e prodotti nuovi strumenti informatizzati per l’identificazione di organismi (flora e fauna) e favorito il coinvolgimento delle scuole; infine con il progetto StudyCircles è stato infine introdotto il modello dei circoli di studio, sperimentato per la formazione di imprenditori e su temi strategici.

La massiccia sperimentazione dell’approccio alla cooperazione territoriale, non si è tuttavia limitata alla sola iniziativa interreg: VeGAL ha promosso infatti molti altri progetti di cooperazione, sia all’interno delle politiche di sviluppo rurale LEADER, sia all’interno di quelle per le aree costiere e di programmi come Grundtvig. Di particolare importanza la cooperazione tra territori rurali sviluppata grazie ai programmi Leader: con LEADER II sono stati promossi scambi con importanti contesti di produzione vitivinicola francesi e spagnoli; con LEADER+ diverse sperimentazioni nel settore forestale, nel campo ambientale, per la promozione delle vie d’acqua e della Via Annia; con la fase 2014/20 si è inoltre indagato e promosso il turismo nelle aree rurali come quarto polo turistico nazionale (con il progetto “Paesaggi italiani”), progetto presentato ad Expo 2015 e che ha portato alla sottoscrizione della Carta di Cividale e alla realizzazione di un importante intervento di recupero alla foce del Tagliamento (il faro di Bibione); itinerari e buone prassi fluviali (Piave e Livenza e il progetto “Promoriver”) sono stati promossi anche grazie all’iniziativa Lifelong Learning “Grundtvig”; infine tra i GAC dell’Alto Adriatico si è fornito un contributo tecnico-scientifico al Distretto della pesca dell’Alto Adriatico sul tema dei rigetti in mare nella pesca.

 

Con questo importante bagaglio di esperienza, buone prassi e relazioni internazionali la Venezia Orientale si appresta a sviluppare la cooperazione anche nel periodo 2014/20. A fine 2016 l’approccio seguito da VeGAL vede un’azione condotta sui più livelli: con le politiche Leader nel quadro del FEASR 2014/20 si sta verificando la possibilità di coordinare un’importante azione comunicativa tra i più significativi territori rurali veneti; con le politiche di cooperazione previste nel FEAMP 2014/20 si cercherà di sviluppare la cooperazione tra aree costiere adriatiche e mediterranee per favorire la messa in rete delle zone di pesca, il riconoscimento del ruolo del pescatore e l’adozione di pratiche comuni sulla costa a tutela dell’ambiente; con il programma Interreg Italia Slovenia 2014/20 si sono promosse alcune progettualità nel campo del turismo, della cultura, dell’innovazione delle PMI del commercio e nell’imprenditoria sociale. Sono state inoltre raccolte ulteriori progettualità che potranno essere oggetto sia della call 2017 che ambito di possibili progetti “strategici” (ossia progetti che saranno selezionati con un approccio istituzionale bottom up); infine con il programma Interreg Italia-Croazia si cercherà di dare maggiori risposte al tema dell’innovazione blu, dei trasporti marittimi e della loro integrazione con i contesti locali e la promozione dei sistemi culturali e ambientali.

 

Parallelamente proseguiranno azioni di governance, iniziative in-formative, messa in rete, analisi buone prassi, relazioni locali, interregionali ed internazionali per favorire l’assimilazione del significato vero del processo di cooperazione, agevolando – in particolare a livello locale – la comprensione del valore aggiunto che tale approccio possa apportare ai progetti d’interesse delle singole popolazioni e territorio che agiscono in modo cooperativo.

 

di Giancarlo Pegoraro

11 settembre 2016