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Aree rurali punto di ripartenza

L’emergenza epidemiologica di questo avvio 2020 è destinata a lasciare un segno importante. Cambieranno gli scenari, il territorio e le nuove priorità.

Certamente la nostra priorità va, oggi, ad affrontare tutti insieme l’emergenza e a limitare il più possibile la diffusione del contagio, con un pensiero emozionato e di rispetto alle vittime di questa prima violenta fase di diffusione e a chi sta lottando e lavorando, pazienti e lavoratori: immediatamente e visto il nostro ruolo, il pensiero e il nostro massimo impegno va allo stesso tempo per prepararci ai nuovi scenari, per i quali proponiamo alcune prime riflessioni.

La nostra area rurale, metropolitana e costiera, che da sempre ha perseguito una via per uno sviluppo integrato – ossia non appoggiato ad un unico comparto economico – si è dimostrata corretta. Dipendere da un unico settore, che possa entrare in crisi, per una qualsiasi causa, è molto rischioso. Ci stiamo dimostrando resilienti, come Veneto orientale, ma più in generale come area rurale. Le aree rurali possono offrire un gancio alle città. Non solo: in questo momento di difficoltà che le aree costiere subiscono per un’economia fortemente centrata sul turismo, l’entroterra può costituire un punto di ripartenza, con le sue risorse multiculturali, ambientali e storiche, anche per andare oltre una stagionalità ristretta che evidentemente si dimostra sempre più rischiosa.

Dobbiamo innanzitutto imboccare, davvero, una via sostenibile. La correlazione tra diffusione del virus, inquinamento e cambiamento climatico è sempre più evidente nella letteratura scientifica. Serve un cambio di passo. Il Green deal (Patto verde) lanciato a dicembre 2019 dalla Commissione europea, ci ha lasciato troppo indifferenti. Si tratta della più grande sfida mondiale al clima: dobbiamo davvero adoperarci al massimo per rendere il nostro continente “carbon neutral” entro il 2050. Anche prima. Dobbiamo contenere il target dei 2°C, se non quello di 1,5°C. Riduzione dei consumi. Elettrificazione. Riduzione dell’inquinamento. Miglioramento degli standard degli edifici. Riduzione della mobilità e telelavoro. Cambio degli stili di vita. Sistemi produttivi meno impattanti. Riduzione dei rifiuti. In sintesi: lotta al cambiamento climatico. Ma una lotta vera, non solo attraverso sottoscrizione di protocolli e impegni generici. Il virus non ci faccia dimenticare le recenti devastazioni: la tempesta Vaia del 2018 e le alluvioni del 2019.

Economia: nonostante il più resiliente approccio integrato ed intersettoriale, è evidente allo stesso tempo che il territorio dovrà accompagnare la transizione dei settori più immediatamente e fortemente colpiti da questo cambiamento. Turismo, commercio e settore culturale innanzitutto. Ma anche alcune categorie all’interno di settori meno colpiti, come l’agroalimentare ad esempio o i servizi. Oltre a tutti gli altri, colpiti comunque da una carenza di liquidità. Questi settori devono immediatamente introdurre innovazione, nuovi modelli e progetti in grado di permettere alle imprese di essere competitive anche nei nuovi scenari. Occorrerà abbandonare vecchi modelli e aiutare ad introdursi in nuovi mercati. Il cambiamento non può più essere graduale, ma va introdotto oggi, diciamo da maggio 2020, fin dall’inizio di una “riapertura” che sarà progressiva.

Occupazione: collegato al tema dell’economia e ai cambiamenti che le imprese dovranno affrontare, sarà fondamentale accompagnare il sistema formativo verso le nuove sfide, per i giovani, ma non solo. Nuove tecnologie, nuovi strumenti e nuove metodologie. Serve un piano formativo. Una sfida comune. Fondamentale per il nostro territorio, anche per i numerosi addetti stagionali.

Si tratta di sfide che richiedono un cambio di passo. VeGAL c’è. Abbiamo accompagnato insieme ai nostri associati il territorio nell’ultimo quarto di secolo, portando circa 100 milioni di euro di finanziamenti comunitari, che stimiamo abbiamo sviluppato almeno un indotto quattro volte superiore, con oltre 600 progetti realizzati o finanziati. Serve una collaborazione rafforzata Comuni-Città metropolitana-Regioni (al plurale: siamo area di confine, tra Veneto, FVG e Slovenia), oltre che con Stato-UE. E’ il nostro ruolo. Per questo nascono i GAL.

Servirà uno sforzo comune per rivolgere l’attenzione di tutti, verso progetti efficaci. È giunto il momento di fare una riflessione, vera, su tutto ciò che stiamo facendo e su tutto ciò che ci accingiamo a fare: è davvero strategico? Contribuirà davvero a migliorare i nostri standard? Certamente alcuni progetti andranno ridiscussi. Le regole in cui ci muoviamo andranno davvero semplificate: servono strumenti straordinari, che non si possono realizzare con procedure ordinarie, che tutti sappiamo essere rallentanti, demotivanti, costose, non sempre necessarie e chiare. Riusciremo davvero e finalmente ad introdurre una semplificazione?

Raccogliamo i pensieri e prepariamoci. Chiediamo a tutti – scienziati, esperti, imprenditori e politici – di mettere a disposizione idee, stimoli e riflessioni. Condividiamole e ri-partiamo.

Domenico Favro – Presidente VeGAL

Giampietro Orlandi – Vicepresidente

Loris Pancino, Simone Pivetta e Alberto Teso – CdA

Giancarlo Pegoraro – Direttore

foto in home page di Alekos Biancolini